Benazzoli: visita e degustazione in una cantina dove il vino parla di famiglia, coraggio e futuro

2026

Loc. Costiere 25, 37010 Pastrengo (VR)

Ci sono cantine in cui si percepisce immediatamente che il vino è molto più di un prodotto. È memoria, è famiglia, è il desiderio di custodire un’eredità e, allo stesso tempo, il coraggio di darle una nuova direzione. La visita alla cantina Benazzoli ci ha lasciato proprio questa sensazione: quella di aver conosciuto persone che hanno saputo trasformare una storia di famiglia in un progetto moderno, senza mai dimenticare le proprie radici.

Sulle colline di Pastrengo, a pochi chilometri dal Lago di Garda e dalla Valpolicella Classica, Benazzoli racconta una storia lunga quattro generazioni. Una famiglia nata in Trentino e cresciuta tra due territori straordinari, che oggi continua a produrre vini rispettando il tempo, la terra e il lavoro quotidiano. Una filosofia fatta di ascolto, presenza costante e scelte consapevoli, dove ogni bottiglia nasce prima di tutto dall’osservazione della natura.

Oggi l’azienda è guidata interamente al femminile da Claudia e Giulia Benazzoli, due sorelle che hanno raccolto l’eredità del padre Fulvio Benazzoli, continuando il suo lavoro con grande sensibilità e uno sguardo rivolto al futuro. Lei enologa, l’altra responsabile dello sviluppo commerciale: due ruoli diversi, un’unica visione. È bello vedere come ogni scelta venga ancora vissuta come un progetto di famiglia, dove tradizione e innovazione convivono con naturalezza.

Ad accompagnarci durante tutta la visita è stata Ilaria, che con competenza, entusiasmo e una straordinaria capacità comunicativa ci ha guidato attraverso ogni ambiente della cantina. Le sue spiegazioni sono state sempre precise, coinvolgenti e ricche di dettagli, ma soprattutto capaci di trasmettere il vero spirito di Benazzoli: un’azienda dove il fattore umano viene prima di tutto.

Passeggiando tra gli spazi produttivi abbiamo scoperto come nascono i vini dell’azienda, comprendendo le diverse fasi della lavorazione e la filosofia che guida ogni scelta in vigna e in cantina. La visita non è stata una semplice spiegazione tecnica, ma un racconto continuo della famiglia Benazzoli e del percorso che l’ha portata a diventare una delle realtà più interessanti del territorio gardesano.

Uno dei momenti più emozionanti è stato quando Ilaria ci ha mostrato la prima bottiglia di Metodo Classico imbottigliata da Fulvio Benazzoli.

Un oggetto che potrebbe sembrare semplicemente una bottiglia, ma che in realtà rappresenta molto di più. È il simbolo di un sogno, di un’intuizione e della volontà di Fulvio di tornare alle origini trentine della famiglia attraverso la produzione di un grande Metodo Classico. Osservarla significa capire come ogni progetto importante nasca da una visione e da tanta determinazione.

La sua presenza si percepisce ancora oggi in ogni angolo della cantina. Non come un ricordo nostalgico, ma come un’eredità viva che Claudia e Giulia continuano a valorizzare ogni giorno con grande rispetto e personalità.

Terminata la visita, ci siamo accomodati nella sala degustazione per intraprendere un percorso che ci ha permesso di conoscere praticamente tutta la produzione aziendale.

È stato un vero viaggio tra territori diversi, accomunati dalla stessa filosofia produttiva.

Abbiamo iniziato con Femme Fatale, Rosato Spumante Brut dal perlage fine e persistente, fresco, floreale e delicatamente fruttato. Un vino elegante e immediato, perfetto per aprire la degustazione.

La degustazione è poi proseguita con Agata, Pinot Grigio delle Venezie, fresco e sapido, caratterizzato da eleganti note floreali e di mela gialla.

Con Tecla, Chiaretto di Bardolino, abbiamo ritrovato tutta la piacevolezza del Lago di Garda, grazie ai suoi profumi di piccoli frutti rossi, agrumi e fiori.

Dafne, Bardolino DOC, si è rivelato un rosso dinamico e fragrante, con richiami di ciliegia, fragoline di bosco e leggere note speziate.

Il Valpolicella Superiore ha mostrato tutta l’eleganza dei vigneti collinari, grazie a un perfetto equilibrio tra freschezza, struttura e delicate note balsamiche.

Con il Ripasso della Valpolicella la degustazione ha acquisito maggiore intensità, offrendo profumi complessi di frutta rossa matura e spezie, accompagnati da un sorso morbido e avvolgente.

L’Amarone della Valpolicella Classico ha rappresentato il naturale culmine del percorso dedicato ai grandi rossi della Valpolicella. Profondo, ricco e armonioso, esprime tutta la complessità del territorio attraverso eleganti note di ciliegia sotto spirito, spezie dolci e una raffinata balsamicità.

Ma il vero finale dell’esperienza ci ha regalato una sorpresa speciale.

L’ultimo calice è stato infatti il Trento DOC Riserva Dosaggio Zero, il progetto più caro a Fulvio Benazzoli, nato dal desiderio di riportare la famiglia alle proprie origini trentine attraverso la produzione di un grande Metodo Classico. Oggi questo vino rappresenta il simbolo della continuità tra passato e futuro, custodito e valorizzato da Claudia e Giulia.

È stato senza dubbio il vino che ci ha emozionato di più.

Ottenuto da Chardonnay e affinato a lungo sui lieviti, conquista per precisione, eleganza e profondità. Le note minerali si fondono con richiami di crosta di pane, mela gialla e fiori bianchi, mentre il sorso è cremoso, verticale e di una persistenza straordinaria. Un Metodo Classico di altissimo livello, capace di raccontare non solo la qualità tecnica della cantina, ma anche la visione e il sogno di Fulvio Benazzoli.

Chiudere la degustazione con questo vino, dopo aver visto la prima bottiglia di Metodo Classico da lui imbottigliata e aver ascoltato la sua storia, ha dato un significato ancora più profondo all’intera esperienza. Perché in quel calice non c’era soltanto un grande Trento DOC. C’era il racconto di una famiglia che continua a guardare avanti senza mai dimenticare le proprie radici.

Ogni vino è stato presentato da Ilaria con passione e competenza, accompagnandoci nella scoperta delle caratteristiche di ogni etichetta e facendoci comprendere il lavoro che si cela dietro ogni bottiglia.

Lasciando Benazzoli ci siamo resi conto che la vera forza di questa cantina non risiede soltanto nella qualità dei suoi vini.

Sta nelle persone.

Nella capacità di una famiglia di guardare avanti senza dimenticare chi ha costruito tutto questo. Nel coraggio di Claudia e Giulia di raccogliere un’eredità importante e trasformarla in una visione contemporanea. Nella professionalità di Ilaria, che riesce a far sentire ogni ospite parte di questa storia.

Visitare Benazzoli significa scoprire ottimi vini, ma soprattutto conoscere una famiglia che ha fatto della passione, della dedizione e del rispetto per il tempo la propria firma più autentica.

Un’esperienza che consigliamo a chiunque desideri vivere una degustazione autentica, capace di emozionare tanto quanto i vini che vengono versati nel calice.

…dimenticavamo…fatevi raccontare la storia che si nasconde dietro ai tappi di sughero che vengono utilizzati. Vi assicuriamo che vi scenderà una lacrima…