Castelfeder: viaggio tra i terroir dell’Alto Adige, dalla vigna al calice
2026
Via F.-Harpf 15
39040 Cortina s.S.d.Vino (BZ)
Per conoscere davvero un vino, a volte bisogna smettere di guardare la bottiglia e iniziare a guardare il paesaggio. È esattamente quello che abbiamo fatto durante la nostra visita a Castelfeder, una realtà profondamente radicata nel territorio dell’Alto Adige, dove ogni vigneto sembra avere una storia diversa da raccontare.
La nostra esperienza è iniziata con l’incontro con Ines Giovanett, direttore marketing e vendite di Castelfeder e parte della famiglia che da generazioni porta avanti l’azienda. Figlia dei fondatori e sorella di Ivan Giovanett, direttore della produzione, Ines ci ha accompagnato durante l’intero percorso con grande professionalità e una conoscenza profonda della realtà familiare.
Ed è stato proprio il carattere familiare uno degli aspetti che abbiamo percepito maggiormente durante la visita.
Castelfeder nasce nel 1969 dalla passione di Alfons Giovanett, che decide di dedicarsi alla produzione di vino dopo aver maturato esperienza nel mondo vitivinicolo. Quella che nasce come una piccola realtà familiare è cresciuta nel tempo, mantenendo però un legame molto forte con il territorio e con la volontà di interpretarne le diverse anime attraverso i propri vini.
Oggi, a guidare l’azienda sono Ivan e Ines Giovanett, affiancati dalla famiglia e da una squadra che ha saputo accompagnare Castelfeder in un percorso di crescita e ricerca continua.
Tutto parte dalla vigna
La visita non poteva che iniziare dal vigneto.
A pochi passi dalla cantina abbiamo camminato tra i filari, mentre Ines ci raccontava le caratteristiche dei terreni e il rapporto tra suolo, esposizione, clima e vitigno.
In Alto Adige le differenze possono essere sorprendenti anche a distanze relativamente ridotte. La presenza delle montagne, le diverse altitudini, le esposizioni e la composizione dei terreni contribuiscono a creare microambienti capaci di imprimere ai vini caratteristiche molto differenti.
Ed è proprio questa diversità che rappresenta uno dei punti di forza di Castelfeder.
L’azienda lavora infatti con diversi vigneti distribuiti in varie zone dell’Alto Adige, cercando di valorizzare le peculiarità di ciascun luogo anziché uniformarle.
Durante la passeggiata abbiamo avuto modo di osservare da vicino le vigne e di comprendere quanto il lavoro inizi molto prima dell’ingresso dell’uva in cantina.
Perché è nella terra che comincia il vino.
E a Castelfeder questo concetto è particolarmente evidente.
Dentro la cantina: dove il lavoro della vigna prende forma
Dal vigneto ci siamo spostati all’interno della cantina, entrando nella parte dedicata alla produzione.
Qui abbiamo potuto seguire idealmente il percorso dell’uva, dalla vendemmia fino alle diverse fasi di vinificazione e affinamento.
La visita ci ha permesso di conoscere più da vicino le tecniche utilizzate dall’azienda e l’attenzione riservata a ogni fase produttiva. Un lavoro nel quale la tecnologia non sostituisce la tradizione, ma diventa uno strumento per riuscire a valorizzare al meglio la materia prima.
Ines ci ha accompagnato attraverso gli ambienti raccontandoci le diverse scelte produttive e permettendoci di comprendere come ogni vino venga seguito secondo le proprie esigenze.
È una filosofia che si ritrova poi perfettamente nel bicchiere.
Egna: il Wineshop e la sala degustazione
Terminata la visita alla cantina, ci siamo spostati a Egna, dove abbiamo visitato il Wineshop e la sala degustazione di Castelfeder.
Un ambiente elegante e accogliente, pensato per permettere agli appassionati di conoscere più da vicino la produzione dell’azienda e vivere il vino in un contesto piacevole.
Ma il nostro viaggio non era ancora finito.
Perché uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza Castelfeder è proprio la possibilità di conoscere direttamente alcuni dei territori dai quali provengono le uve.
E così ci siamo rimessi in movimento.
Glen: un altro volto del territorio
La tappa successiva ci ha portato nei vigneti di Glen.
Qui il paesaggio cambia e con esso cambia anche la percezione del territorio.
Camminare tra queste vigne dopo aver visitato la cantina ha dato un significato completamente diverso a ciò che avevamo appena ascoltato. Non stavamo più parlando soltanto di suoli, esposizioni e microclimi: li stavamo osservando direttamente.
È proprio questo il bello di una visita come quella di Castelfeder.
Avere la possibilità di collegare il vino al luogo in cui nasce.
Vedere la vigna.
Toccare la terra.
Guardare il paesaggio.
E poi ritrovare tutto questo nel calice.
La degustazione: cinque vini, cinque interpretazioni dell’Alto Adige
Il percorso si è concluso con la degustazione di cinque vini che ci hanno permesso di attraversare alcune delle diverse espressioni della produzione Castelfeder.
Il primo calice è stato il Pinot Bianco Vom Stein, un vino che mette in evidenza eleganza, freschezza e mineralità. Una lettura del Pinot Bianco capace di raccontare il territorio attraverso un sorso preciso e armonioso, nel quale la componente fruttata si accompagna a una piacevole tensione.
Abbiamo poi assaggiato il Riesling Sorentberg, espressione di uno dei vitigni più interessanti per chi ama vini verticali, freschi e longevi. Un vino nel quale emergono profumi fini e una spiccata componente minerale, accompagnata da una piacevole acidità che rende il sorso dinamico e persistente.
Il terzo vino ci ha portato invece verso uno dei vitigni più caratteristici della tradizione altoatesina: il Vernatsch Alte Reben.
La Schiava, conosciuta localmente come Vernatsch, è una varietà profondamente legata alla cultura vitivinicola dell’Alto Adige. In questa interpretazione, proveniente da vecchie vigne, mostra una personalità particolarmente interessante: fresca, elegante e fragrante, con quella leggerezza che rappresenta una delle caratteristiche più affascinanti dei grandi vini di Schiava.
Poi è arrivato il Pinot Nero Glen.
E qui il carattere del territorio torna protagonista in maniera ancora più evidente.
Il Pinot Nero è un vitigno estremamente sensibile alle condizioni in cui viene coltivato e capace di restituire nel bicchiere differenze importanti legate al terroir. Questa versione esprime eleganza, profondità e una trama tannica raffinata, accompagnate da una componente fruttata e speziata che rende il vino particolarmente piacevole e complesso.
A chiudere la degustazione è stato lo Chardonnay Riserva Burgum Novum.
Un finale importante, dedicato a una delle etichette di punta della produzione Castelfeder. Un vino strutturato e complesso, nel quale la freschezza tipica dei vini altoatesini incontra una maggiore profondità e una lunga persistenza.
Un calice che chiude perfettamente il percorso e che dimostra quanto l’Alto Adige possa offrire interpretazioni estremamente diverse anche all’interno dello stesso vitigno.
Il territorio come filo conduttore
Ripensando alla visita, ciò che ci è rimasto maggiormente impresso è proprio questo: il territorio è stato il filo conduttore di tutta l’esperienza.
Prima lo abbiamo osservato nel vigneto accanto alla cantina.
Poi lo abbiamo ritrovato negli ambienti di produzione.
Successivamente lo abbiamo cercato nei vini.
E infine siamo andati a incontrarlo direttamente nei vigneti di Glen.
È un modo particolarmente efficace per comprendere il lavoro di una cantina, perché permette di non considerare il vino come qualcosa di isolato.
Ogni bottiglia diventa la conclusione di un percorso che parte dalla terra.
E in Castelfeder questo rapporto è ancora più interessante perché la famiglia Giovanett ha scelto di valorizzare territori differenti, lasciando che ognuno possa esprimersi attraverso i propri vini.
Una famiglia che continua a raccontare l’Alto Adige
Un ruolo importante nella nostra esperienza lo ha avuto naturalmente Ines Giovanett.
La sua professionalità e la sua conoscenza dell’azienda ci hanno permesso di comprendere non soltanto gli aspetti tecnici della produzione, ma anche la dimensione familiare di Castelfeder.
Ascoltare la storia raccontata da chi quella storia la vive direttamente rende tutto più autentico.
Dietro le bottiglie ci sono infatti persone, generazioni, scelte e una visione che continua a evolversi.
Oggi Castelfeder guarda al futuro senza dimenticare le proprie origini, portando avanti il lavoro iniziato dalla famiglia Giovanett e cercando di interpretare l’Alto Adige attraverso vini capaci di esprimere con precisione il carattere dei diversi territori.
La nostra visita ci ha permesso di vedere tutto questo da vicino.
Dalla vigna alla cantina.
Da Cortina a Egna fino a Glen.
Dal lavoro quotidiano fino al momento più atteso: il calice.
E forse è proprio questo ciò che rende l’esperienza Castelfeder così interessante.
Non è soltanto una visita per chi vuole conoscere dei buoni vini.
È un’occasione per capire da dove arrivano quei vini e perché hanno proprio quel carattere.
Perché alla fine, quando hai camminato tra i filari, ascoltato il racconto di chi vive la cantina ogni giorno e poi assaggiato quei vini, il paesaggio che hai appena attraversato torna inevitabilmente alla mente.
E in quel momento il vino smette di essere soltanto vino.
Diventa un luogo.
Diventa una famiglia.
Diventa una storia.
Diventa Alto Adige.










